La più significativa realizzazione del Barocco Leccese su scala urbanistica è il frutto di importanti interventi edilizi che si scalano tra il Seicento e il Settecento.
Il grande invaso spaziale, altrimenti denominato in passato "cortile del Vescovado", ha uno sviluppo quadrangolare delimitato lungo il perimetro dalla sequenza serrata degli edifici e dialoga con la città
attraverso un unico accesso ubicato sul fianco settentrionale, qualificato da una elegante soluzione architettonica, i cosiddetti "Propilei", che affacciano su uno snodo viario di grande importanza per il tessuto urbano, l'incrocio dell'asse stradale del corso, tangente alla stessa piazza, con la perpendicolare via Palmieri.
L'accentuata demarcazione dei confini e l'esistenza di un solo accesso obbligato che, prima della realizzazione dei "Propilei" nel Settecento, si configurava come un arco , custodito da un portale, hanno influito notevolmente sulle forme del rapporto della piazza con il contesto cittadino, non nel senso di una separazione e di una opposizione dei due termini ma semmai nel senso di una esaltazione della specificità delle funzioni della vasta area, sottratta all'attraversamento diretto dei percorsi viari e alla irregolarità del flusso del transito occasionale che in essi si svolge.
Con la sua scenografica impaginazione, dominata dalla simbolica ecclesiastica, la piazza si configura infatti, nettamente come luogo privilegiato della celebrazione del sacro, polo di richiamo della collettività per la partecipazione alla ritualità delle funzioni religiose, una sorta di grandioso teatro, nell'ambito della più estesa scena urbana, nel quale il pubblico è chiamato a svolgere contemporaneamente.
Il
barocco leccese