Castelli della difesa cinquecentesca

Con l'insediamento a Napoli, nel 1442, di Alfonso d'Aragona, si assiste in Puglia, ad una notevole ripresa dell'incastellamento, determinato dall'infeudamento di quasi tutte le località del regno, con feudatari spesso in rivolta con l'autorità centrale. Per il potere centrale, invece, nell'articolazione militare del territorio si inizia una politica basata sulla concentrazione delle forze realizzata mediante il potenziamento e l'ampliamento dei castelli già esistenti. Saranno i castelli delle città costiere ad essere privilegiati in quest'opera di adeguamento, essendo tali città sottoposte al costante pericolo delle incursioni turche ed alle nuove insidie costituite da Venezia che a più riprese, specie dopo la caduta di Otranto per mano di Maometto II (1480), occupa diversi centri costieri di rilevante importanza.

Ottenuta da Venezia la restituzione delle città costiere (1508) l'occupazione spagnola in Italia meridionale diventa stabile e la Puglia si ritrova nel regno con lo specifico ruolo di "terra di frontiera sul versante orientale del Mediterraneo".

A creare questo imponente sistema di difesa territoriale furono chiamati ingegneri e uomini d'arme in stretto connubio tra loro, quali: Francesco di Giorgio Martini, Ciro di Castel Durante, Giovanni Antonio Acquaviva, Gian Giacomo dell'Acaia, Evangelista Menga.
Capitanata:
  • Ampliamenti: Manfredonia, Monte Sant'Angelo
  • Costruiti: Celenza Valfortore, Panni, Rodi Garganico, Sant'Agata di Puglia, Sannicandro Garganico.
Castelli della difesa cinquecentesca - Capitanata
Terra di Bari: Castelli della difesa cinquecentesca - Terra di Bari
Terra d'Otranto:
  • Ampliamenti: Brindisi, Mesagne, Gallipoli, Lecce, Roca Vecchia, Nardò
  • Costruiti: Acaja, Francavilla Fontana, Ginosa, Leporano, Pulsano, Corigliano d'Otranto, Martano, Otranto, Specchia.

Castelli della difesa cinquecentesca - Terra d'Otranto

Raggiunta con la pace di Cambrai una ragionevole stabilità interna, l'attenzione del nuovo vicerè Pietro da Toledo (1532-1553) si rivolse, ancora una volta, ad affrontare la difesa delle coste pugliesi e ioniche dall'aggressività dei turchi. Nel 1532 ordinava ai privati la costruzione di nuove torri di avvistamento, provvedimento che andò disatteso. Nel 1563, con il vicerè Parafan de Rivera, vi fu una assunzione diretta di responsabilità da parte dello Stato, negli anni successivi, tra riprese ed arresti dei lavori, si proseguì l'opera finalizzata alla realizzazione di una catena continua di avvistamento e difesa caratterizzata dalla tipologia delle torri costiere che punteggiano le coste pugliesi: pianta quadrata, con terrazza di copertura (piazza) sulla quale trovavano posto i pezzi dell'artigliera.

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