Ai margini dell'antico ghetto ebraico, è la chiesa di Santa Maria del Canneto, sorta nel XIII secolo in seguito al ritrovamento di un'immagine della Vergine nel canneto situato in una zona nei pressi del porto, all'epoca zona paludosa.
L'edificio, appartenente all'abbazia di San Leonardo della Matina dell'Ordine dei Cavalieri Teutonici di Santa Maria Vergine di Gerusalemme, venne distrutto nel 1502 durante l'assedio dei francesi a Gallipoli e ricostruito subito dopo.
Tra il 1660 e il 1696 venne riedificata su modello della Cattedrale e restaurata nel 1735. Presenta una facciata a capanna preceduta da un portico; a pianta longitudinale, è divisa in tre navate da colonne tuscaniche che sostengono archi a pieno centro. Lungo i muri interni della navata centrale corre un cornicione continuo a metope e triglifi. Il soffitto cassettonato della navata centrale fu completato nel 1707; le navate minori presentano volte a squadro.
Il Seminario venne eretto intorno al 1752 su progetto di Adriano Preite da Copertino e consacrato nel 1760. Realizzato in conci regolari di carparo è di pianta quadrangolare con facciata articolata in tre piani caratterizzata a piano terra dall'aggetto del portale architravato con fastigio recante uno scudo tra volute.
Le finestre presentano cornici flessuose e vistosi segnadavanzale. L'edificio sarà sede, a conclusione dei lavori di restauro in corso, del Museo Diocesano.
Il Duomo, voluto dal Vescovo Antonio Perez della Lastra, fu realizzato da Giovan Bernardino Genuino. Al rigoroso impianto dell'ordine inferiore si contrappone la dovizia decorativa dell'ordine superiore concluso da un frontone su cui è la data 1696.
L'interno, realizzato dallo stesso Genuino tra il 1629 e il 1639, per incarico del vescovo Consalvo De Rueda, è a pianta basilicale a tre navate divise da colonne appaiate che reggono arcate a tutto sesto al di sopra delle quali corre un cornicione continuo a metope e triglifi. Nelle navate laterali si aprono quattro cappelle per parte inquadrate da una sorta di arco angioino durazzesco. Nella navata centrale è un soffitto intagliato e dorato con tele dipinte.
Il transetto, sopraelevato, è diviso in tre vani di cui i laterali con volte a squadro e il centrale con copertura piatta. Il coro, completato nel 1705 circa, è coperto da una volta a spigolo interamente rivestita di dipinti.
Responsabile della prima decorazione è Giovanni Andrea Coppola, autore delle pale dell'Assunta, dell'Adorazione dei Magi, del Miracolo di San Francesco di Paola, delle Anime Purganti, del Martirio di Sant'Agata, di San Giorgio, le quali condizionarono il ciclo decorativo settecentesco affidato dal Vescovo Filomarino a Nicola Malinconico. Questi introdusse una nuova tendenza decorativa, seguita poi in tutto il resto della regione, quella di realizzare dipinti di grandissime dimensioni, come I profanatori del Tempio che occupa l'intera controfacciata della chiesa.
La chiesa di San Domenico, fa parte del complesso cinquecentesco dei Domenicani, di cui si conserva ancora il monastero addossato sul lato destro. Fu edificata su disegno di Valerio Mastroleo tra il 1696 e il 1700 su una chiesa più antica fondata nel 1517 e intitolata alla SS. Annunziata. Da questo edificio vennero recuperati e riutilizzati gli altari e i relativi dipinti.
La facciata, dall'andamento convesso, è scandita da lesene a doppio ordine tra le quali si aprono finestre e nicchie di varie forme, riccamente incorniciate. L'interno, articolato in un'unica navata di forma ottagonale allungata con cinque cappelle per lato, è concluso da un presbiterio quadrangolare e conserva ricchi altari lignei con dipinti del Catalano.
Chiesa di S. Francesco d'Assisi. Eretta all'inizio del XIII secolo sotto il titolo di Santa Maria degli Angeli, venne consacrata al Santo assisiate dopo la sua morte. La facciata settecentesca, a due ordini, s'impone per la sua scenografica impaginazione. Tra il Sei e Settecento venne profondamente modificata. L'interno a navata unica coperta a volte a botte lunettata si articola con cinque cappelle laterali per lato.
Adiacente alla fiancata destra della chiesa è ubicato il convento del quale sopravvive il chiostro quadrangolare aperto da tre arcate a sesto acuto doppia ghiera per ogni lato e, al di sopra, una loggia formata da arcate a tutto sesto. Il prospetto del lato destro è ornato da gaipho su cui è una loggia a tre arcate.
La chiesa delle Anime del Purgatorio risale al 1639. Nel 1665 iniziarono i lavori per la costruzione della nuova chiesa realizzata su disegno dell'architetto Padre Carlo Coi e conclusi nel 1675. Nel 1678 venne realizzato l'altare in oro zecchino e collocate le statue raffiguranti Santa Teresa realizzate da Diego Villegos su commissione del Vescovo della Lastra e l'Angelo custode. La chiesa venne consacrata nel 1680.
A navata unica, con cantoria in muratura poggiante su lunette unghiate, conserva della veste seicentesca l'elegante cornicione scolpito che correva lungo tutto il perimetro interno e ora visibile solo dietro la macchina d'altare.
Ristrutturata nel Settecento fu decorata da eleganti stucchi eseguiti dal 1749 al '53 da Domenico Basile da Galatina e Francesco Centolanze. Nel 1755 Liborio Riccio eseguì il quadro della Madonna delle Grazie e, dal '59, i dipinti delle pareti laterali della navata.
La tela delle Anime del Purgatorio e la Trinità (1684) e quelle del coro sono opera di Giuseppe del Franco. Notevole l'organo (1794) e il ciborio in legno dorato del XVII secolo.
La Chiesa della Purità venne eretta tra il 1559 e il 1666 non appena il vescovo Giovanni Montoya de Cordona autorizzò la fondazione della Confraternita che raccoglieva gli scaricatori di porto. La chiesa adotta un'impianto planimetrico simile agli altri oratori a sala di Gallipoli con due entrate in facciata.
L'interno, a navata unica, è rivestito interamente dai dipinti commissionati tra il 1759 e il '60 e tra il 1771 e il '72 a Liborio Riccio da Muro. Ulteriore nota cromatica è data dal pavimento maiolicato.
In controfacciata, sotto il grande telero, affreschi del XVII secolo.
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data ultimo aggiornamento:04/04/2001