Barocco leccese

Il Barocco leccese Nella metà del XVII secolo a Lecce emerge la figura del vescovo Luigi Pappacoda, al quale si riconosce l'attività propulsiva per la progressiva affermazione del fenomeno artistico noto come "barocco leccese".
Per comprendere compiutamente le iniziative pappacodiane, va ricordato che, intorno alla fine del '500, era stato già avviato a Lecce un programma costruttivo finanziato da esponenti di ordini religiosi. L'unico artista locale che in quegli anni, contribuì a uno sviluppo autoctono dell'architettura salentina fu Gabriele Riccardi, cui è attribuito il progetto generale del monumento che introduce il barocco in terra d'Otranto:
la Chiesa di S. Croce a Lecce.
Tra le personalità che diedero impulso originale all'esperienza barocca nel Salento vanno ricordati Gabriele Riccardi che, con Antonio Zimbalo, rappresenta una corrente ancora legata al classicismo cinquecentesco; Giuseppe Zimbalo, caratterizzato da una forte componente naturalistica; Cesare Penna, scultore elegante e sensibile; Giuseppe Cino che pur non distaccandosi dalla maniera dello Zimbalo ne ingentilì le forme. Gli artisti del barocco leccese, almeno nella fase seicentesca, furono soprattutto scultori, abili decoratori e carpentieri; artigiani, portatori di un linguaggio operativo di tipo medievale ancora radicato nella tradizione.
L'architettura di base appare all'osservatore in second'ordine rispetto all'esuberanza ornamentale: le decorazioni negli edifici leccesi risultano concentrate sulle facciate, nei cortili, sui balconi mensolati. Una esuberanza decorativa resa possibile dalle elevate doti di lavorabilità della pietra leccese.
Con gli inizi del XVIII si assiste ad un radicale cambiamento, gli orizzonti culturali spaziano al di fuori della provincia Salentina, emergono nuove figure professionali, come quelle di Mauro ed Emanuele Manieri, veri e propri architetti, che danno autonomia e centralità alle fasi di progettazione dell'opera, rispetto a quelle di esecuzione.
In questo periodo a Lecce si fabbricano più palazzi che chiese; la provincia recupera una sua autonoma fisionomia architettonica e in molti centri del Salento sorgono chiese matrici ove l'ornato cessa di essere l'elemento più importante dell'edificio.

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data ultimo aggiornamento:05/04/2001